Stomatologica, poliambulatorio privato. A Ravenna.

Dietista

ALCUNE INFORMAZIONI DI BASE

1) Cos’è l’indice di Massa Corporea e come si calcola: L’Indice di Massa Corporea (in inglese BMI, Body Mass Index) o Indice di Quetelet consiste nel rapporto tra il peso corporeo (in kg) ed il quadrato della statura (in m). E’ un parametro che mette in relazione la massa corporea e la statura di un soggetto. L’IMC fornisce una stima delle dimensioni corporee più accurata rispetto alle vecchie tabelle basate semplicemente su altezza e peso. I valori soglia di IMC consigliati dall’OMS per definire la condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità dell’adulto sono recentemente stati unificati per uomini e donne: rispettivamente:

 

Classificazione

IMC

Sottopeso

< 18,5

Normopeso

18,5 – 25 (media 22)

Sovrappeso

25 – 30

Obesità

> 30

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L’indice di massa corporea è un parametro molto importante. Oltre ad essere utilizzato per la classificazione del sovrappeso e dell’obesità negli uomini adulti e nelle donne non gravide, il BMI è anche un indice epidemiologico. Esiste infatti una profonda correlazione tra indice di massa corporea e rischio di mortalità per complicazioni cardiovascolari (inclusa l’ipertensione), diabete e malattie renali.

 

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2) Calcolo del Fabbisogno Energetico: Il fabbisogno energetico viene definito come l’apporto di energia di origine alimentare necessario a compensare il dispendio energetico di individui che mantengano un livello di attività fisica sufficiente per partecipare attivamente alla vita sociale ed economica e che abbiano dimensioni e composizione corporee compatibili con un buono stato di salute a lungo termine. Il dispendio energetico viene espresso in kcal (chilocaloria) o kJ (chilojoule) per unità di tempo (minuto, ora o giorno). Il dispendio di energia di un individuo adulto è la risultante di tre diverse componenti: Metabolismo di Base (MB), Termogenesi Indotta dalla Dieta (TID) e il Costo energetico dell’attività fisica. Il Metabolismo di Base (MB) rappresenta la quantità di energia impiegata nello stato post-assorbitivo in condizioni altamente standardizzate di neutralità termica, nel soggetto sveglio ma in condizioni di totale rilassamento psicologico e fisico. Il metabolismo basale rappresenta la somma dell’energia utilizzata per compiere i lavori interni necessari all’organismo (sintesi e/o degradazione di vari costituenti cellulari, cicli biochimici, pompe ioniche, turnover proteico, ecc.).

I consumi energetici basali sono da attribuire principalmente all’attività della massa magra dell’organismo. Gli uomini hanno generalmente una massa magra maggiore di quella delle donne. Con l’avanzare dell’età, sia nell’uomo che nella donna, si verifica una progressiva perdita di massa magra ed un aumento del grasso corporeo. Di conseguenza, il MB per kg di peso corporeo è più basso nelle donne rispetto agli uomini e declina nell’anziano. Il costo energetico dell’attività fisica è ovviamente strettamente dipendente dal tipo, frequenza ed intensità delle attività condotte dall’individuo. Esso può variare da poco più del 15% del dispendio energetico totale in stili di vita estremamente sedentari, a valori pari a 3-4 volte il MB, come si verifica in alcuni atleti e in alcune classi di attività occupazionale particolarmente pesanti.

3) Attività sportiva e alimentazione: Lo sforzo fisico può essere classificato in funzione di due principali parametri: dietista-03
1) la durata dello sforzo; 2) la potenza richiesta nello svolgerlo. Analizzare queste variabili permette di conoscere a quale sistema energetico l’organismo sta attingendo. Attività di brevissima durata ad elevata potenza come la corsa veloce, il sollevamento pesi, il lancio del giavellotto, hanno come unica fonte di energia le riserve immagazzinate sotto forma di ATP e creatina fosfato (CP). Quando il lavoro risulta leggermente più protratto nel tempo, 1 minuto circa, l’energia presente nei depositi di ATP e CP non è sufficiente a mantenere la potenza richiesta, e l’energia sarà ottenuta, sempre per via anaerobica, principalmente attraverso la glicolisi con produzione di acido lattico.

Con l’aumentare della durata del lavoro la potenza erogata si riduce, e l’importanza delle vie anaerobiche diminuisce a favore della via aerobica, nella quale la maggior parte dell’energia è ottenuta attraverso l’ossidazione di macronutrienti. Infine, in esercizi protratti nel tempo, come le gare di resistenza, almeno il 99% del fabbisogno energetico è coperto da meccanismi aerobi. L’apporto energetico giornaliero deve essere calcolato per ogni singolo soggetto in funzione sia delle caratteristiche del soggetto stesso (sesso, età, altezza e peso) sia delle caratteristiche delle attività lavorative, ricreative e sportive svolte. È importante sottolineare come, comunque, le caratteristiche qualitative della dieta durante i periodi di allenamento non differiscano in maniera sostanziale dalle raccomandazioni per una corretta ed equilibrata alimentazione. Nell’arco della giornata il numero dei pasti non deve essere inferiore a tre, meglio se integrati da uno o due spuntini. Per quanto riguarda la ripartizione dell’apporto energetico tra i macronutrienti è importante ricordare che quella valida per i soggetti attivi è uguale a quella per i sedentari e secondo le linee guida deve essere: 55-60% Carboidrati; 12-15% Proteine; 25-30% Lipidi.

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4) Piramide alimentare: Nel corso degli ultimi trenta anni, l’alimentazione e lo stile di vita hanno subito notevoli cambiamenti. La rivoluzione industriale, lo sviluppo dell’economia, grandi mutamenti sociali, la spinta a raggiungere un più elevato tenore di vita, hanno fatto emergere la tendenza a consumare con maggior frequenza e in più larga misura quei generi alimentari un tempo considerati rari e pregiati e spesso ad alto contenuto calorico.

Tutti questi fattori, da un lato hanno portato benefici legati alla scomparsa di malattie da carenza, coprendo ampiamente i fabbisogni indicati dai LARN, ma per contro, ad un incremento della sedentarietà e ad un’iperalimentazione in fasce sempre più ampie della popolazione. Per questo l’eccesso ponderale e l’obesità progrediscono ad un ritmo allarmante in Europa.La Piramide è il simbolo della “sana ed equilibrata alimentazione”: ci deve guidare nella scelta giornaliera degli alimenti. La “piramide alimentare”, universalmente diffusa, rappresenta in modo schematico quella che è definita come la dieta mediterranea (Trichopoulou A et al., 1997), guidando il consumatore verso un’alimentazione sana ed equilibrata. Il funzionamento è semplice: gli alimenti alla base della piramide sono quelli fondamentali, il cui apporto giornaliero non deve mai mancare; salendo verso il vertice incontriamo gli alimenti che dovremmo gradualmente limitare nella nostra dieta fino ad arrivare ai grassi, ai condimenti e ai dolci il cui utilizzo dovrebbe essere quanto mai ridotto. La piramide alimentare, nasce nel 1992 negli USA insieme alla guida alimentare canadese per il mangiare sano.
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Il Ministero dell’agricoltura Americano (USDA) ha recentemente reso disponibile la nuova piramide degli alimenti. Il simbolo, oltre a rappresentare le porzioni raccomandate di alimenti da ciascun gruppo, enfatizza l’importanza di cambiamenti graduali nella propria alimentazione e introduce per la prima volta l’attività motoria. Confrontata con quella introdotta nel 1992, si configura come un sistema interattivo a più livelli che permette di personalizzare le raccomandazioni dettate dalle linee guida americane sulla base dei propri fabbisogni in termini sia qualitativi sia quantitativi.
La vecchia piramide è stata recentemente rivista dopo studi condotti da due autorevoli epidemiologici americani W. Willet e M. Stampfer (Hu FB et al., 2001).